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25/07/2003

TROPPE NEWS

Oggi ci sono troppe notizie interessanti, c'è questa e poi come non citare quest'altra.
sproloquio di nebbiakiller alle 11:08:11 2 Commenti

25/07/2003

CONIGLIO CATTIVO

E' un po' che volevo farlo ma mi dimenticavo sempre. Consiglio vivamente questo sito.
sproloquio di nebbiakiller alle 10:59:51 Commenta:

25/07/2003

ECCO IL FLASHMOB

Sembra parecchio divertente.
sproloquio di nebbiakiller alle 10:49:03 Commenta:

25/07/2003

Moe il ciccione non aveva età.

Se interrogavi i vecchi del quartiere, questi non sapevano situare con certezza matematica l’epoca in cui Moe aveva aperto il suo bar tavola calda.
Secondo Mordechai non "Doveva essere prima della Grande Depressione". E Mordechai non intendeva il ‘31-‘34, ma il 1946, in cui aveva scoperto di essere ateo e di essere attratto dalle costolette di maiale, ed era stato in terapia una mezza dozzina d’anni. In un’epoca successiva Mordechai scoprì pure una spiccata simpatia per i palestinesi e si iscrisse al Partito Comunista degli Stati Uniti, una setta di imbarazzate giovani generazioni che leggeva di nascosto la biografia di William "Big Bill" Haywood e rimpiangevano di non essere abbastanza vecchie per aver assaggiato le piacevolezze del senatore McCarthy e le attenzioni di quel frocio di Hoover. In compenso Mordechai cercava di spiegare a quei ragazzini spocchiosi e frettolosi di diventare adulti, l’intrinseca bellezza rivoluzionaria delle nere compagne del Black Panthers Party; stima che gli valse un’accusa durante una riunione di cellula di pedofilia politica. Mai consumata peraltro. Marmie Langdon beveva da Moe. Jack Daniels in bicchieri ampi e svasati. On the rocks in estate e liscio d’inverno. Marmie Langdon poteva sembrare un alcolizzato, se gli contavi i bicchieri. Ma tra i ventenni del quartiere era famoso per la, relativa, giovane età (trentasei anni in un accrocchio di strade che pesava significativamente sul bilancio federale alla voce previdenza sociale), il consumo – da Mordechai definito "di gusto ma smodato" – di donne, la professione di avvocato. - Non è un cliché quello dell’avvocato alcolizzato che fuma tre pacchetti al giorno – diceva Mordechai – Semplicemente è l’unico mestiere che un fumatore all’ultimo stadio della tossicodipendenza da alcool può permettersi – Marmie Langdon era figlio d’arte: il padre aveva cominciato a bere durante la guerra. – L’unica cosa che accomunasse i soldati di qua e di là del fronte era la fifa, la piscia nei pantaloni mai lavati e il puzzo dell’alcool nel fiato -. Nonostante le sue reiterate ammissioni di ribellione, Mordechai era "drammaticamente e tragicamente astemio". La definizione gli era stata data da Langdon che una sera, al primo sorso di Jack Daniels, gli aveva chiesto: - Mordechai, fratellino, quando ti è capitata questa tragedia? – - Quale, scusa, l’Olocausto? – - No, l’essere astemio – - Sarà stata l’educazione familiare – - Fottuto israelita – - Moe! Era un locale con una clientela selezionata questo, prima che cominciassi a farci entrare tutti questi maiali – banfò Mordechai vedendo entrare il sergente Ghisleri del N.Y.P.D. La barba di Mordechai vibrava di indignazione. Di tutti gli avventori di quella sera, Langdon fu l’unico a non girarsi a fissare il nuovo venuto. Stava meditando (l’ho saputo da fonte certa: il solito Mordechai) profondamente un lungo ed elaborato discorso, provandolo e riprovandolo nella mente, con il quale intendeva comunicare indefettibilmente alla sua fidanzata che il bicchiere era vuoto e la bottiglia era asciutta. - Marmie faceva così almeno un paio di volte l’anno. Probabilmente si trattava di una delle sue tante pose: cercava di lasciare Josephine. Con nessun risultato pratico, intendiamoci. Josephine aveva lo stesso effetto su di lui del Jack Daniels. Qualcosa a cui si ritorna anche dopo una parentesi di margaritas, di vodka martini e di Flor de Cana – Mordechai non nascondeva la sua disapprovazione per la dedizione all’alcool di Langdon. Una piaga del capitalismo. - Langdon? – esordì Ghisleri. Marmie girò il capo e sorrise. Mai visto un sorriso più di circostanza e così disgustato. - Cosa vuoi? – - Conosci una certa Judy Prebitsch? – "Mai vista, mai conosciuta, mai scopata" si disse Marmie, ma rispose: - No, di che segno è? – - È la moglie del senatore Prebitsch – - Uhm, un noto fascista – Ghisleri era in vena tranquilla e non raccolse la provocazione. - Un noto cadavere attualmente – rispose. - Ghisleri, lavori ancora per l’OVRA come durante la guerra oppure adesso stai con quelli del Ku Klux Klan? – chiese Mordechai. - Figurati, con quella faccia che si ritrova. No, lavora per l’FBI mi hanno detto. È il loro uomo all’interno del dipartimento – rispose Marmie. - Langdon, dì a quel tuo amico ebreo che ti sbatto in cella se non la pianta. Non minaccio lui se no è capace di farsi arrestare per vedere il suo nome su uno di quei volantini da rossi che distribuisce – disse Ghisleri mielosamente. - Va bene. Ricominciamo da capo. Cosa vuole da me questa Judy Prebitsch? Che problemi ha? Paga bene, anche se penso di sì visto che erediterà una fortuna? E soprattutto: com’è? – disse Langdon tra mille sospiri di animo disturbato. - Sono stata rilasciata su cauzione – disse Judy Prebitsch. Postura severa, massa di capelli lunghi e neri ("Un ottimo parrucchiere" pesò Langdon), ma sguardo ironico e canzonatorio. Lo aveva accolto sul portone di una villa sconfinata, rifiutando sdegnosamente l’intervento di una domestica e l’aveva guidato nello studio del marito, una stanza che era responsabile del massacro di ottimi alberi da mobilia e da parquet e l’aveva fatto accomodare su di un divano in pelle tanto bello quanto scomodo, mentre lei si appoggiava appena sul bracciolo di una poltrona. - Ad alcuni capita di peggio – disse Langdon osservando le librerie massicce, dagli scaffali completamente occupati da dorsi e dorsi di libri. "E non ne leggeva nessuno" pensò Langdon del defunto senatore Prebitsch "Sembrano tutti appena usciti dalla tipografia, sono in ordine e perfettamente eretti". Era la sala dove Prebitsch umiliava i suoi ospiti, evidentemente. - Voglio affidarle un lavoro – disse la vedova Prebitsch. - Lei ha un tono che non ammette repliche. E questo non mi piace – disse Langdon alzandosi. La donna si sollevò dal bracciolo con movimenti eleganti e ancheggiò fino alla scrivania. Da una cartella di pelle estrasse un rettangolo di carta bianco sporco e lo porse, dalla distanza di almeno quattro metri, a Langdon. "Dio, come odio queste scene" si disse Langdon. Josephine faceva così quando lui le chiedeva un oggetto. Lo trovava e non si muoveva finché lui non la raggiungeva per farselo consegnare. Un modo gentile per fargli capire che lo scodinzolare spettava a lui, non a lei. Langdon scodinzolò fino alla donna. La cifra sull’assegno gli risvegliò fantasie di ferie in posti caldi, magari in Messico. Tutto il giorno a far nulla, magiare molluschi e pesce in umido. Alberghi bungalows eleganti, eserciti di bottiglie quadrate e cascate di ghiaccio in cubetti, non quello opaco e lattiginoso, quello trasparente e pieno di crepe. - Mi piacciono le donne che pur parlando poco hanno argomenti per fare conversazione – disse Langdon con un sorriso galante. - Prendo appunti. Mi racconti tutto dalla A alla Zeta, anche se A stesse per "abominio" e Zeta per "meditazione zen" – aggiunge dopo un’occhiata golosa alla scollatura della vedova Prebitsch. "Vergognati. Il corpo del marito è ancora caldo" disse tra sé e sé con una certa soddisfazione. Judy Prebitsch gli risvegliava fantasie di donna umida e vellutata. - Jo, dove ti sei cacciata? – Un volume di una certa consistenza sia in termini di numero di pagine che di durezza ed ampiezza della copertina gli sfiorò un orecchio. Si chinò a raccoglierlo e ne scorse il frontespizio dopo averlo aperto con carezzevole attenzione. Una ristampa del 1700 del De Herbis Medicinalis di uno sconosciuto abate tedesco del XII secolo. - Stai cercando di dirmi che mi vuoi lasciare o è un grazioso consiglio di badare un po’ più alla mia salute? – Josephine ruzzolò giù dalla scala a pioli. L’aveva sempre stupito la goffaggine di quella donna quando era impegnata in attività fisiche più complesse del camminare. A fronte del languore innato di ogni sua posa da ferma, o mentre passeggiava. - Marmie, fino a prova contraria sei tu che tenti periodicamente di lasciarmi. E ancora non ho capito non solo perché sto con un matto come te, ma soprattutto perché mi faccio riprendere tutte le volte – gli disse lei. Begli occhi porcamiseria. Tutto il suo accurato discorso gli sembrò un cumulo di poveri stracci. La libreria antiquaria sapeva di polvere e colla da antiquario. Josephine lo confondeva con un delicato afrore di acqua di rose mista a nervi scoperti. Il commesso, un giovane-vecchio stempiato e occhialuto li interruppe (fortunatamente) per chiedere lumi su di una fattura. - Quel bel tomo lì ti vuole scopare – disse Marmie appena il commesso segaligno ebbe ripreso il suo posto al bancone. - Un sacco di bei tomi mi vogliono scopare Marmie Langdon. Quello in particolare è gay quindi al limite si vuole scopare te. Ma alla fin fine…- gli rispose Josephine prendendogli il volume con gesto delicato e osservandone i danni post-caduta. - Alla fin fine? – chiese Langdon dopo svariati secondi di paziente attesa. Per fortuna non mi pianta gli occhi addosso. - Alla fin fine non mi han fatto nulla di male. Perché dovrei accettare? – concluse lei guardandolo dritto nelle pupille e spalancando le iridi azzurro-verdi. La volta che imparo a stare zitto non me ne accorgerò nemmeno. Aspirò l’odore di acqua di rose, e contemplò le spalle morbide. Il famoso discorso venne immediato registrato nella cartella "Inevasi, inevadibili" del suo cervello. - Grazie. Annotato. Ci vediamo stasera? – - Da te o da me? – Lo sguardo di Langdon si perse tra gli scaffali. - Ve bene, facciamo da me – concluse Josephine – E vedi di non arrivare già ubriaco. Detesto ubriacarmi da sola, mi viene la sbronza triste – Si allontanò con passo elastico in un tintinnar di seni. Marmie sospirò. Mordechai sbocconcellava olive greche e cipolline sottaceto. Gli piaceva riempirsi il palato di quei sapori alla lunga stomachevoli per chiunque tranne che per lui. - Terrificante spuntino delle 10.00 – commentò Langdon. - Senti chi parla. E non mi sedere sulla destra che sono costretto a guardarti. Da quanto non ti fai la barba? -. Mordechai addentò un cetriolo sott’aceto di notevoli proporzioni, e si spruzzò la barba. - Moe! Dammi un caffè. Non di quelle schifezze americane. Un caffè come lo fanno a Cuba e in Italia - Langdon accese una sigaretta. - Ma che bella colazione! Caffè italo-cubano e una Pall Mall senza filtro. Sai dove vai forte tu? Nel famoso motto predico-bene-ma-razzolo-male - - Colazione? Che colazione. Io sto in trincea dalle 7.30, Mordechai – - Ohi, ohi, ohi… com’è possibile. Il grande Marmie Langdon si è alzato presto stamattina. Quattrini o gonnella? – - Entrambi. Avevo un appuntamento con Judy Prebitsch alle 8.00 – - Quella con quel paio di tette che sono un oltraggio alla fame nel mondo ed una vita che è un oltraggio alle battaglie che mia sorella conduce insieme allo slim-fast? – - Esatto – - Quella no, eh? Se la tocchi in maniera men che innocente racconto tutto a Jo. Non con quella fascista. – - Fascista? Ma figurati. Non credo che la cosa la riguardi. È bona, ricca e vedova – - Una miscela esplosiva se aggiungi sospetta uxoricida. Lo dice il giornale stamattina – - The Worker, The Nation, The Black Panthers o la New York Review of Books? – - Nessuno dei quattro, schizzo di guano. Lo dice il Times – - In politica, cronaca nera o cronaca rosa? – - Tutti e tre. Cacchio, era un senatore? È un morto ammazzato? Era il fortunato marito di una donna di quarant’anni più giovane, attricetta in carriera? – - Ricca di famiglia. Una dinastia di senatori. Non le servivano i suoi soldi. Faceva la scuola di recitazione per sfizio. Il movente non sta in piedi – - Sei troppo romantico per fare l’avvocato. Bevi troppo per essere un buon amante. Sei proprio un pentito dell’ultima ora. Un sottoprodotto della canea riformista. – - Ammetterai però che bevo bene – - Falso. Ogni tanto scoli cocktail dai nomi impronunciabili. E questo tutte le volte che pianti Jo. Ecco perché torni da lei. E ricominci con il Jack Daniels. Con le donne e con il bere sei essenzialmente un monogamico continuamente tentato da infatuazioni momentanee – - Mica scherza anche lei con il bere – - Lei beve per non pensare a te, idiota di un democratico. Scommetto che volevi votare per McGovern – - Lei beve perché le piace. Esattamente come a me. Moe! Accidenti, questo caffè? - Hai letto dell’ultimo discorso che il senatore Prebitsch voleva tenere al senato. Proponeva un rafforzamento del blocco anti-cubano. Chiunque sia stato sarebbe il caso che non lo beccassero. Secondo te, chi è stato? – - La moglie, no? Moe! Più invecchi e più diventi sordo! – Moe gli rispose con un solenne ditomedio in estensione regale e gli versò il caffè nella tazza. - Doppia razione, oggi, hai la faccia stanca. Se vuoi un caffè con la moka devi saper aspettare – Moe si allontanò con passo greve. - Sai qual è il vero problema nella tua vita? – disse Mordechai posandogli paternamente un braccio sulle spalle. - Dovrei chiedere a Jo di sposarmi e smettere di bere? – - No, devi passare alle sigarette col filtro. Quando sei pensieroso non ti accorgi che ti stati strinando le dita – disse Mordechai fissandogli le mani. Langdon spense la sigaretta con stizza nella vaschetta di vetro lavorato delle cipolline. - Dicono che Judy Prebitsch scopi molto bene. E, sai com’è, perché si sparga una voce del genere… - Dove l’hai sentito? – - Su The Nation, no? - Linda Hunt aveva capelli grigi sapientemente cotonati e una fila di rughe sotto il labbro inferiore, generosamente dipinto. Il maglione girocollo blu con il filo di perle a vista esaltava il candore d’acciaio dei capelli e il colorito abbronzato dell’incarnato. Super-segretaria particolare. Molto ben pagata. Zitella. Anzi. Probabilmente sarebbe stato necessario un coltello da ostriche o una pinza da astice per finirci a letto. - Spero che lei non sia comunista. Io non parlo con i comunisti – - Le è andata male. Sono l’avvocato della signora Prebitsch – Linda Hunt strinse le labbra seccata e inclinò la testa. Prima il dovere. - La signora Prebitsch è stata coinvolta in una vicenda odiosa – disse. Langdon inarcò le sopracciglia. Per essere la fedellisima-segreatria-particolare-di-tutta-una-vita del senatore Prebitsch aveva un curioso modo di scegliere gli aggettivi. - Effettivamente. È stata formalmente incriminata per l’omicidio del senatore – - Ridicolo – Cominciava a piacergli quella donna. - Potrebbe essere un po’ più esplicita? – - La signora Prebitsch aveva tutto da guadagnare dalla carriera e dalla buona salute di suo marito – - Vediamo di girarci il meno intorno possibile: aveva un amante? - Più di uno che io sappia – - Contemporaneamente o uno alla volta? – - Entrambe le condizioni – - Lui aveva delle amanti? – - So che ne ha avute un paio ma sull’ultimo anno non ho elementi per risponderle - La signora Prebitsch sostiene che, sì, aveva un’amante di cui era stata sommariamente informata – - La signora Prebitsch probabilmente ne sa più di me – - A che ora è uscita dallo studio del senatore, lo studio qui di New York, intendo – - Alle 19.00 in punto, insieme al senatore e l’ho accompagnato a casa. Mi ha dettato alcune lettere rimaste e alle 21.30 circa sono uscita – - La signora Prebitsch era presente? - No – - Aveva lasciato detto dove andava? – - No, il senatore pensava di rientrare a Washington in serata, ma ha cambiato idea. C’era ancora il suo messaggio sulla segreteria – Fitta di bruciore allo stomaco. E non ho ancora toccato un goccio di alcool. Cazzo, Jo cosa intendi dire che un sacco di bei tomi ti vogliono scopare? Le mostrò una foto. - Riconosce questi mobili – - Sì, è il tavolo da lavoro del senatore Prebitsch, quello dello studio nell’appartamento – Appartamento. Chiamava una villa con un numero di stanze computabile in decine, e migliaia di metri quadrati di parco, un "appartamento". - Può dirmi quando è stata scattata – - Direi la sera che è stato ucciso. Gli era venuto in mente che voleva fare degli studi fotografici del suo studio, per la prossima campagna elettorale. Voleva una foto per i manifesti, con lui austeramente seduto alla scrivania – - Mi identifica questi oggetti, per cortesia? – - Gli occhiali del senatore, la cartellina di pelle, il datario sempre in pelle, vede? È di quel giorno. La Mont-blanc del senatore. Sulla destra si intravede il telefono. Sullo sfondo direi che vi sono due cappotti all’appendiabiti. Ma non saprei dirle bene, si vedono male. E la pendola, naturalmente – doveva piacerle quella pendola. - Il senatore era un fotografo dilettante? – - Era il suo hobby preferito in effetti. – In strada aveva cominciato a piovere. Pioggia piuttosto idiota, peraltro. Debole e costante. Chiamò Josephine da una cabina ma nessuno rispose. Gay un accidenti. Guy Richards era un bell’uomo. Dovette ammettere. Alto, portamento eretto, viso gioviale con occhiali di squisita fattura. Stretta di mano vigorosa. Sono gli uomini che piacciono a Jo, ammise con una punta di fastidio. - Salve, Judy mi ha detto che sarebbe passato. Si tratterà di una conversazione lunga? Glielo chiedo perché debbo spostare degli appuntamenti, eventualmente. Ho degli studenti che vengono al ricevimento delle due – - Dipende. Lei chiama la signora Prebitsch per nome di battesimo? – - Non dovrei? – rispose lui con un sorriso. Beccato. - Immagino che quando si va a letto con una donna si sia in effetti autorizzati. Ma se questa non è libera di stato, forse occorre maggior discrezione – Il sorriso gli vibrò appena. - Senta Langdon, è noto che sono un amico di Judy da molto tempo. Se comprende cosa intendo per amico – - Avete passato la notte insieme? Intendo quella del delitto – - Sì, e anche il pomeriggio e la sera. Siamo andati al cinema a vedere un film di quel nuovo comico… Woody Allen. Poi abbiamo cenato da Duke’s – - A che ora? – - Dopo la fine del film, direi che erano le 20.00 all’incirca. Avevo prenotato per quell’ora – - Dopo? – - Siamo andati a bere qualcosa nel mio appartamento. Saranno state le 23.00 – - Cena smisurata – - No, Judy è un’ottima conversatrice, non mi accorgo mai del tempo che passa, quando sono con lei – - Si depila il pube? – Questa volta Richards piegò la bocca in una smorfia. Ti ho cancellato il sorriso, bastardo. - Lei è indecente. Se ne vada! – Voce chioccia. Marmie sospirò. Ma tu guarda cosa mi tocca fare. Appoggiò i gomiti alla scrivania di Richards e atteggiò la voce alla più flautata possibile. - Ascoltami bene, finocchio. Sono l’avvocato della tua Judy "Tette di Fuoco" Prebitsch. È incriminata per omicidio del marito, noto politico del Partito Repubblicano. I miei amici mi dicono che stava più a destra di Hitler. Se l’ha ammazzato lei mi farebbe anche piacere tirarla fuori dai guai perché il cadavere è di quelli di cui non sentiremo la mancanza. Aggiungici che quel bel paio di poppe senza l’amorosa e affettuosa lustratura che periodicamente dici di darle potrebbero avvizzire in un maledetto carcere federale. E sarebbe comunque un peccato. Ti sei pavoneggiato molto nelle ultime settimane con il bel pezzo di figliola. E prova anche solo ad immaginare come si comporterà il pubblico ministero al processo. Per cui, vedi di rispondere e basta. Te lo richiedo perché oggi sono paziente: ce l’ha depilata? E se sì: quanto? Un filino? Completamente? Un triangolino per quei costumi sgambati? Ce li ha neri, castani o che? Si tinge anche quelli della stessa tinta dei capelli o no? – Richards distolse lo sguardo appena la tiritera di Langdon si interruppe. - Non si depila – - Mi piaci di più quando sei collaborativo. Cosa insegni, qui all’università? - Semiotica – - Interessante. Secondo te perché non hanno tenuto conto del suo alibi, quello che le fornisci tu, quando hanno deciso di incriminarla? – - Perché eravamo soli il casa? – - Bravo, hai vinto un orsetto di peluche. Adesso mi devi convincere meglio. Che biancheria intima indossava – - Mi pare nera – - Ti pare. Ma allora non mi ascolti? Ha dei vestiti o mutandine e reggibocce che tieni a casa tua? Può cambiarsi da te? È stata arrestata al suo rientro a casa, al mattino. - No, non ha nulla di suo nel mio appartamento – - Un’ultima cosa: scopa bene? – - Immagino che avrà un’ottima motivazione processuale anche per questa domanda – - Ti sbagli. Curiosità personale – - C’è chi ne dice bene, c’è chi ne dice male – Che risposta idiota. Passò da Duke’s e si fece descrivere per filo e per segno la coppia che due sere prima aveva cenato dalle 20.00 alle 23.00 circa. Ne uscì soddisfatto. Moe gli servì un sapiente aperitivo pomeridiano. Come lui chiamava i cicchetti della merenda. - Moe, da quando sei ebreo? – - Mi pare dalla nascita – - Sei contento che il senatore Prebitsch sia stato ammazzato? – - La definirei un’opera di nettezza urbana, e anche suburbana – - Concordo. Dammene un altro. – Judy Prebitsch fissò il giornale. Il New York Post aveva pubblicato postumo il discorso che il senatore Prebitsch avrebbe dovuto pronunciare al senato per il rafforzamento dell’embargo a Cuba. - Pensa che mio marito sia stato ucciso da qualche estremista? – - Non mi spiacerebbe difendere l’omicida in tal caso. No, non lo penso. Dove ha detto che ha trovato questa fotografia? – - Nel cappotto di mio marito, con le altre tutte uguali o quasi. Cambia un po’ l’illuminazione – - Dunque. La segretaria di suo marito è da escludersi. Al limite avrebbe ammazzato lei, non lui. Quand’è stato che erano amanti? – La donna fece un gesto vago, come a dire molti anni fa. Non manifestò alcuna sorpresa per l’intuizione di Langdon. - Quel soggettone di Richards, il grande intellettuale, dove l’ha scovato? – - L’ho conosciuto a casa di amici – - Lei è ricca di famiglia, no? – - Molto ricca. Questa casa è mia, ad esempio. – - Le piace la biancheria intima nera? – - Ne ho un’intera collezione – - Ma non la portava quando l’anno arrestata. Il rapporto della ricezione carceraria che le ha consegnato la divisa parla di "reggiseno e slip di cotone bianchi" – - Non me lo ricordo con precisione – - Richards è circonciso? – - Non lo so. Ha qualcosa contro gli ebrei? – - Niente, i miei migliori amici sono ebrei. Gli israeliani mi danno un certo fastidio, in compenso. Questa foto la togliamo dal mucchio, va bene? Non è stata una bella idea scattarla – - Perché – Langdon le appoggiò una mano sul ginocchio. - Perché vedi, tesoro, anche se l’hai scattata per inquadrare la pendola con l’ora, avresti almeno dovuto evitare di inquadrare il tuo cappotto di cachemire sullo sfondo. Lo stesso che avevi la sera a cena con quel cretino di Richards. Com’è che ti regge il bordone? È innamorato di te? Gli hai fatto qualche strano giochino e dopo vent’anni a rosicare libri ha scoperto l’esistenza degli ormoni? – - Non credo proprio. È gay. Ma gioca molto, e di tutto. Gli cancellerò i debiti – - Buona idea. Da quanto preparavi la faccenda? – - Da mesi – - Brava, molto coscienziosa. Cappotto a parte. Come hai fatto a sapere che tuo marito tornava a casa? – - Non lo sapevo. Guy mi ha riaccompagnato e ho visto la macchina. – - Poi? – - Poi sono tornata da Guy, gli ho detto che avevo perso le chiavi del portone d’ingresso. Lui mi aveva lasciato al cancello. Così ho passato la notte da lui. Era piuttosto imbarazzato – - Gli hai fatto delle avances? – - Non sarebbe stato un problema per me. Non proprio, ma era molto imbarazzato comunque – Langdon spostò la mano verso l’inguine. Un’erezione con i fiocchi. - Penso che riuscirò a ficcare in testa ai giurati il legittimo dubbio. A proposito: perché? – - Mi ero stufata. Era molto geloso. E non sarebbe stato rieletto. Cominciava a diventare scomodo pure nel suo partito. Passavo le mie cene a sentirlo inveire contro negri e cubani, pure la servitù ne era atterrita. Ha idea di cosa voglia dire vivere con un uomo senza amore, senza sesso? – - Veramente non mi ci vedo a vivere con un uomo. Lei si innamora facilmente? – - Non molto, ma mi capita. E il sesso non mi dispiace - Marmie premette delicatamente con le dita. - Un ottimo motivo direi – - Signor Langdon. Non le sembra di cattivo gusto? Mio marito è morto da due giorni e lei è il mio avvocato. – disse lei allontanando la mano. - Più che corretto – Moe servì l’Aperitivo Principe. L’ora dell’Aperitivo Principe era stata fissata da Moe senza possibilità di discussione alle 19.00 di ogni sera. Il bancone era preso d’assalto da avventori che si ingozzavano di tartine, salatini e sottaceti. Mordechai era in prima fila. - È immorale partecipare al rito dell’aperitivo bevendo analcolici – disse Marmie. - Io non bevo. Io mangio. E se Moe non ha nulla da ridire perché dovresti commentare tu?- - Moe segue criteri commerciali che non mi riguardano. Affermavo un imperativo estetico – - Vedo che bevi Jack Daniel’s – - Mi tocca – - Benone. Ne sono soddisfatto. Novità sul caso Prebitsch? – - Judy Prebitsch non ha accettato la mia corte – - Io mi domando e dico. Con quel fiore di donna che ti sopporta. Sempre a ficcanasare come un satiro mentecatto - - Ma i rivoluzionari non sono per l’amore libero? – - Tu non sei un rivoluzionario – - Va bene. Sono un bieco opportunista. Ma almeno mi è rimasto il comunismo delle lenzuola – - Buffone, Lenin ha denunciato le tue tesi come consumismo sessuale già nel 1919, in critica alla Kollontaj – Marmie non rispose e fece gesto a Moe di versargli un altro doppio Jack Daniel’s. - Tu cerchi sempre lenzuola nuove perché sei un incostante. E hai paura di Jo. È più colta di te, ha un mestiere che adora e tu no. È bellissima e a letto deve essere una cannonata a vedere come cammina. Per due occhi così io avrei fatto follie alla tua età. Beve anche come una spugna. Siete fatti l’uno per l’altra – - Detesto questa saggezza da bar – - Ma è sobria. Sempre meglio del tuo esistenzialismo etilico - Marmie gettò una manciata di biglietti sul bancone e gridò a Moe di scalarli dal conto. Moe lo salutò con un ampio gesto del braccio e il suo sorriso paffuto. - Questa l’ho letta su Playboy! – gli gridò dietro Mordechai. Josephine dormiva rannicchiata a fianco a lui, dandogli le spalle. E russava. Dopotutto russo anch’io. Era una specie di gara. A quello che si addormentava prima. Così l’altro rimaneva sveglio. L’aveva trovata già brilla. Era al terzo martini cocktail, ricetta segreta di Moe. Ma non aveva la sbronza triste, aveva la sbronza languida. Una cena perfetta. Avevano cucinato insieme perché Marmie non sopportava come lei preparava l’insalata. Così si era anche dedicato al rotolo ripieno, mentre lei sfoderava il miglior sugo di pomodoro della costa orientale. Si erano sdraiati affranti dalle rispettive giornate. Lei gli era salita sopra in una pausa della conversazione. Ansimante e un po’ disordinata com’era sempre. Femmina vorace e dalla vagina prensile. Josephine si girò verso di lui, gli accoccolò contro e lasciò che lui le accarezzasse il solco delle natiche. - Marmaduke? – Brutto segno quando profferiva il suo nome per intero. - Dimmi tesoro - Mi ami? – - Mi appello al quinto emendamento – - L’ho abrogato al secondo Martini – - La procedura è incostituzionale, Vostro Onore, mi oppongo – - Respinta – Quando la domanda venne ripetuta per la terza volta si sentì perduto. Aspirò una possente tirata di sigaretta che gli si fucilò nei polmoni. - Temo di sì –
sproloquio di nebbiakiller alle 10:47:30 Commenta: